Plautilla Bricci la prima architetta della storia occidentale. O meglio un’architettrice, perché a quell’epoca, non c’era ancora un termine per definirla. Sarebbe stata lei, sconosciuta ai più, a creare un cambiamento epocale, a diventare un punto di partenza per tutte le donne. Educata dal padre, il Briccio, artista eclettico, pittore di non grande fama, poeta, attore e musicista, arriverà dove nessuna donna aveva mai neppure sognato di giungere.
Melania Mazzucco si tuffa con estrema meticolosità nella Roma del ‘600, per emergerne con un romanzo storico agile e pieno di avvenimenti.
E’ la Roma dei Papi, che decidono di costruire palazzi, chiese, strade, fontane, di creare quella città splendida e barocca, che è ancora sotto i nostri occhi. Ma sono anche tempi di intrighi, di lotte, di una miseria esasperata e insieme di fasti e di una bellezza straordinaria.
Bernini, Borromini, Pietro da Cortona, che si aggirano fra le pagine del romanzo, sono artefici di questa bellezza.
E poi c’è lei, l’umilissima Plautilla. Per un gioco del destino, l’incontro con l’Abate Elpidio Benedetti, segretario del Cardinal Mazzarino, cambierà la sua vita.
Insieme sogneranno una villa alta e snella sulla sommità del Gianicolo, simile a un vascello che puntava la prua verso la basilica e il palazzo del Papa. Un luogo di delizie, ricco di marmi, di stucchi, di iscrizioni. Ma la Briccia, discreta e sempre nell’ombra, non si accontenterà.
Riuscirà ad ottenere di riedificare la cappella di San Luigi, nella chiesa appunto di San Luigi dei Francesi.

Costruita come una scena di teatro, con un sipario di stucco trattenuto dagli angeli, per poter vedere l’altare.

E sempre con un colpo di teatro, Melania Mazzucco intervalla la narrazione della vita di Plautilla, con dei capitoli dedicati all’ultimo disperato tentativo di difesa della Repubblica Romana dall’attacco francese nel 1849.
Perchè fu proprio il Vascello, che andò quasi completamente distrutto, a costituire l’ultimo baluardo dei difensori.

Ma chissà, sotto le fondamenta, rimane ancora la lamina di piombo con l’iscrizione del nome della sua architettrice.